10 giu 2021

Drum routine

Ciao caro Niccolò, son seduto qui al Bar Birago, Vial Venezia, dal quale si può sentire il suono dei tamburi suonati da te, nella saletta. Oggi hai l'esame con Rudy del terzo anno (mi pare) dopo un lungo inverno passato a ripassare, a provare, a porconare, a sorridere, a dirsi bravo, ore ed ore, mentre io un po' ti davo consigli tratti dal mio corso di Coaching a Mestre, un po' leggevo l'Enciclopedia Medica, un po' guardavo Facebook. Quando le macchine si fermano per alcuni istanti, ti sento e penso quanto sei diverso da me e quanto questa diversità non sia totalizzabile, non sia sussumibile dai miei schemi. La calma, lo stile col quale affronti (da sempre eh, non da oggi) le gare, le prove... È qualcosa che mi lascia sempre molto ammirato. Il tuo non è un abito, almeno non mi sembra, è un affrontare le cose col giusto senso di coinvolgimento, forse più forte per cose che senti più tue rispetto alla batteria, ma credo in ogni caso non eccessivo. Mi rimane, come sempre ti dico, di divertirti, di trovare te stesso in quello che fai, se no non sta farlo.. Ma di impegnarti anche, nel tuo piccolo o nel tuo grande, perché conquistarsi qualcosa (che può essere in questo caso un sapere,  o una roba pratica) non è di per sé né esecrabile e né, soprattutto, ingannevole.
Un abbraccio. 
Papà 

4 feb 2021

 Si, vabbè, mi hanno chiesto di diventare imprenditore, di far parte di una compagine sociale, di avere quote, minoritarie s'intenda, e io non me la son sentita.

No, ma non perché io ce l'abbia sua con le Srl o le Spa, no, ma figurati. Solo solo piccoli costrutti che adoperiamo per schiavizzarci un po' l'un l'altro (oddio, un po' più l'altro che l'uno) ma fan beme, tengono occupata la testa e la gente, dico senza scherzi, l'economia in sè è un fattore prettamente umano ed antropologico (anche il lavoro, ma già si può discutere), ma l'organizzazione no ,quella è sacrosanta.

E per me diventare socio di una Srl sarebbe stato un po' diventare legislator mundi, o almeno organizzator.

Invece ho scritto la mia bella letterina, scritta bene, e ho detto che io non ci entro. 

Ho detto che sto bene libero. Dopo 11 anni di leccare il culo ed essere controllato anche nel prime time, adesso è ora di non avere controllori. Di andare al limite in stallo per un po'. Che poi non è vero pegnnente. sto di lusso. 


Sarà per un'altra volta quindi. Per essere imprenditori c'è sempre tempo. Anzi, io voglio fare il business angel, mi si addice moooolto di più.



25 gen 2021

Domenicona

Che domenica ieri!
Prima alle 9 a Moruzzo, per un'ora di tennis tutti insieme (la prima per la mamma), poi batteria con super scioltezza e suonato anche dietro Money for nothing.... E poi la sera visto assieme The Warriors.... Direi... Tutte robe piaciute, molto sintonizzati ieri, sì! 

7 gen 2020

Delle cose materiali 2008

C’erano un volta due semplici e simpatici nonni, ancora arguti e cordiali, che ora attraverso i loro buffi silenzi ora parlottando tra loro, ora serenamente manifestando le loro opinioni, dimostravano un radicale amore per l’esistente.
E molto amore provavano certo anche per i loro tre nipotini.
Allora, come tutti i nonni, vollero donare loro qualcosa che potesse renderli felici.
Scelsero per ciascuno un lecca-lecca diverso per colore, gusto ed incartamento ma di uguale grandezza, per non fare differenze.
Ne comprarono anche un quarto.
Un pomeriggio su una delle panchine del quartiere, mentre nemmeno una macchina passava da quelle parti ed i grilli non avevano cominciato a cantare, ne offrirono uno ad ognuno, incartato e tutto, e poi scomparvero per sempre in una risata fumante di polenta.
I tre bambini, per nulla stravolti dall’accaduto, tornarono verso a casa.
Sulla strada intanto scartarono e cominciarono a mangiare il fottuto lecca-lecca.
Certo, la più grande dei tre, era già arrivata a metà, quando il secondo stava cercando di capire se era lui a tenere il lecca-lecca in mano o il lecca-lecca a tenere in mano lui, mente il terzo considerava divertente l’ipotesi che i nonni giocassero a lecca-e-sputa-più-lontano col grande Lecco-Lecco (detto anche Stecco-Lecco).
Ovvio che se due ragionavano così, la più svelta ad arrivare alla fine del lecca-lecca era destinata ad essere la più grande.
Arrivati a casa, o meglio in cucina, accadde inizialmente una cosa.
Un altro lecca-lecca infilato dentro ad una brocca da mezzo litro in vetro era ben visibile, in alto, sopra la dispensa delle merendine, giusto a fianco all’armadio con dentro le pentole.
La grande lo voleva, aveva finito il suo ormai da un pezzo e così disse ai suoi fratelli che ne aveva voglia e che lo desiderava.
Le richieste furono quelle di non osare, ma di aspettare un attimo che se lo sarebbero mangiato insieme poco dopo, tutti insieme.
Ma la più piccola scoiattolina, che coll’alluce destro aveva agguantato il bordo del primo pomello della credenza e che si stava già tirando su col ginocchio fino quasi ad appoggiarlo sul piano rientrato, accolse con malcelato rancore due calci alla tibia ed al ginocchio rimasto basso, che le fecero perdere l’equilibrio e cadere.
Dieci anni dopo i capelli della ragazzina erano lunghi ormai quasi un metro e mezzo ed il suo tempo lo passava a costruire con quei capelli un lungo lazo, che ella maneggiava ormai quasi fosse un prolungamento della sua mano, in attesa di essere in grado di sfidare quasi le leggi della fisica ed accalappiare con un unico gesto il lecca-lecca.
Allora i due fratelli, prima di assistere ad una scena come questa, montarono uno sulle spalle dell’altro, presero il lecca-lecca e glielo porsero, dicendole che ci sarebbero arrivati anche nove anni prima, ma volevano vedere fino a dov’è che poteva arrivare la sua golosità.
La bambina scartò il lecca-lecca e lo appoggiò sul tavolo, sorridendo, mentre con l’altra mano reggeva in aria la brocca.
Un raggio di luce da sud-ovest trafisse in quel momento la brocca di vetro dove, scritto a sbalzo, i tre all’unisono lessero con voce grave:
”Vi vogliamo bene”
“Uhm, non ci avevamo scommesso mica poi tanto che vi sareste trovati colpiti ancora da un unico raggio di luce, ma alla fine qualcosa di buono succede sempre, se non c’è cattiveria, vedete, per cui vi vogliamo sempre più bene”