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18 nov 2007

again !?!?!?

Poiché, dunque, la presente trattazione non mira alla contemplazione come le altre (infatti, noi ricerchiamo non per sapere che cosa è la virtù, bensì per diventare buoni, giacché altrimenti la nostra ricerca non avrebbe alcuna utilità), è necessario esaminare ciò che riguarda [30] le azioni, per sapere come dobbiamo compierle: esse, infatti, determinano anche la natura delle disposizioni morali, come abbiamo detto. Orbene, agire secondo la retta ragione è un principio comune e sia dato per ammesso: se ne parlerà in seguito, e si dirà sia che cos’è la retta ragione, sia in che modo si rapporta alle altre virtù. In via preliminare mettiamoci d’accordo sul punto seguente: ogni discorso sulle azioni da compiere deve essere fatto in maniera approssimativa e non con precisione rigorosa, secondo quanto dicemmo fin dall’inizio, che cioè si deve esigere che i discorsi si conformino alla materia di cui trattano. Nel campo delle azioni e di ciò che è utile non c’è nulla di stabile, come pure nel campo della salute. E se è tale la trattazione generale, precisione ancor minore ha la trattazione dei diversi tipi di casi particolari; infatti, essi non cadono sotto alcuna arte né sotto alcuna prescrizione tradizionale, ma bisogna sempre che sia proprio chi agisce che esamini ciò che è opportuno nella determinata circostanza, come avviene nel caso della medicina e dell’arte della navigazione.

Ma, benché la presente trattazione abbia tale carattere, pure dobbiamo sforzarci di dare il nostro contributo. Per prima cosa, dunque, bisogna considerare che tali cose per loro natura vengono distrutte dal difetto e dall’eccesso, come vediamo (giacché per cogliere ciò che non è manifesto bisogna valersi della testimonianza di ciò che è manifesto) nel caso della forza e della salute: infatti, sia troppi sia troppo pochi esercizi distruggono la forza, e similmente bevande e cibi in quantità eccessiva o insufficiente distruggono la salute, mentre la giusta proporzione la produce, l’accresce e la preserva. Così, dunque, avviene anche per la temperanza, il coraggio e le altre virtù. Infatti, colui che tutto fugge e teme e nulla sopporta diventa vile, mentre colui che non ha paura proprio di nulla ma va incontro ad ogni pericolo diventa temerario; similmente anche chi si gode ogni piacere e non se ne astiene da alcuno diventa intemperante, chi, invece, fugge ogni piacere, come i rustici, diventa un insensibile. Dunque, la temperanza ed il coraggio sono distrutti dall’eccesso e dal difetto, ma preservati dalla medietà. Ma non solo la nascita e l’accrescimento e la distruzione delle virtù hanno le stesse fonti e le stesse cause, bensì anche la loro attività consisterà nelle medesime azioni, poiché è così anche per tutto ciò che è più manifesto, come, per esempio, per la forza: essa, infatti, nasce dall’assunzione di un abbondante nutrimento e dal fatto di sottoporsi a molte fatiche, e questo lo può fare soprattutto l’uomo forte. Così è anche per le virtù: è con l’astenerci dai piaceri che diventiamo temperanti, ed è quando siamo divenuti tali che siamo massimamente in grado di astenercene. E similmente anche per il coraggio: è con l’abitudine a sprezzare i pericoli e ad affrontarli che diventiamo coraggiosi, ed è quando siamo divenuti coraggiosi che siamo massimamente in grado di affrontare i pericoli.


Aristotele, figlio di medico in Stagira, Etica Nichomachea, Libro II, 1004 a - 1104 b.

20 ott 2007

amici

Conosco uno che si è laureato l'anno prima di me in Filosofia della Scienza.
Poco dopo l'hanno preso a lavorare in un ente di formazione per cooperative; 400 al mese.
Un anno, poi stop...evidentemente.

Cena tra amici dottori, poco dopo.
"Allora adesso cosa fai?"
"Accetto il posto in banca di mio padre"
Tutti insieme:
"Non male, mi raccomando testa alta"

Un anno dopo.
"Allora come va?"
"Io mi licenzio, colleghi in carriera e lavoro alienante, però soldi.."
"Tieni botta, dài"

Due anni dopo.
"Sempre male?"
"Mah, mi hanno messo alla filiale a sei chilometri da casa, adesso non sto più coi miei, venite a cena qualche volta, no?!"

Due anni e mezzo dopo.
"Mitico! Come stai?"
"Non ce la faccio più, faccio casini con le chiusure, ci sono conti che non tornano, non è per me! capisci, Claudio"
"E cosa vai a fare?"
"Non lo so"

Cena fra dottori, doveva essere ieri.
Testo sms -
"Ci vediamo ven per pizza?"

Risposta sms -
"Parto per Cuba domani"

Controrisposta pop, non mi veniva altro -
"Cambio lavoro, cambio casa, cambio figa: RAGA!
Applausi per Fibra"