21 mag 2009
31 gen 2008
Iutatemi
Di mattina in mattina la chiave inglese si fa più mordente.
Comincia a stringere sulle tempie già da appena sveglio..."Meno cicche" - dice, "...e anche
meno....tutto!"- dice - "Ma sei un tossico, non ti vedi?".....
La chiave inglese ha due funzioni:
- apre i sensi di colpa
- apre il rubinetto del conto in banca
Allora scatta il piano 300.
300 euro che ho deciso di prelevare e spendere ieri in meno di un'ora e dieci.
Primo.
Entro dentro una palestra e mi iscrivo per 3 mesi: 145 euro.
Secondo.
Mi fiondo al Decathlon e lascio giù 110 euro, compresi i polsini asciugasudori che erano il mio sogno.
Terzo.
Completo il tutto con l'acquisto di "Creative Zen V 4gb", 109 euro.
Io, si da il caso, non ho mai avuto un file musicale nel mio computer.
Comincio ad allenarmi venerdi.
Allegate, allegate, allegate gente: ogni file musicale possa secondo voi farmi correre.
Van bene cose alla "Diggin' the grave", ma anche "Flashdance" (non ci formalizziamo mica), oppure benissimo anche la sigla di Holly e Benji.
Non fatevi scrupoli.
Io non ne ho avuti con me stesso.
Bello vedere come gli anni '80 mi abbiano sfregiato e ora mi vengano in aiuto.
27 dic 2007
Blogotto
Come ritrovo non è stato demente, o iper eccitato, ma ben bilanciato nei flussi di parola e aperto; mi ha lasciato ascoltare quello che volevo e rimediare qualche risata per battutine più o meno sapide.
Allora però, non perdiamo di vista l'obiettivo: è importante che nel mare delle ex del botto qualcuna cominci a bussare alla porta; qualora preferisse maggiore intimità apriremo un blog dedicato, adesso vogliamo intanto far emergere la domanda. Può commentare qui o sul blog di Ale.
Alla fine chissenefrega di Victroia Beckham o Cassano, quando abbiamo lui?
E voi, donne che lo avete adorato, schifato, trascurato, depresso e rivitalizzato, lo tenete per le palle.
Vi dico solo che al pranzo abbiamo fatto un paio di mezzi nomi/flirt, che il Nostro non riusciva assolutamente a ricordare.
Tutto questo è frutto di una insana invidia, ovvio.
18 nov 2007
again !?!?!?
Poiché, dunque, la presente trattazione non mira alla contemplazione come le altre (infatti, noi ricerchiamo non per sapere che cosa è la virtù, bensì per diventare buoni, giacché altrimenti la nostra ricerca non avrebbe alcuna utilità), è necessario esaminare ciò che riguarda [30] le azioni, per sapere come dobbiamo compierle: esse, infatti, determinano anche la natura delle disposizioni morali, come abbiamo detto. Orbene, agire secondo la retta ragione è un principio comune e sia dato per ammesso: se ne parlerà in seguito, e si dirà sia che cos’è la retta ragione, sia in che modo si rapporta alle altre virtù. In via preliminare mettiamoci d’accordo sul punto seguente: ogni discorso sulle azioni da compiere deve essere fatto in maniera approssimativa e non con precisione rigorosa, secondo quanto dicemmo fin dall’inizio, che cioè si deve esigere che i discorsi si conformino alla materia di cui trattano. Nel campo delle azioni e di ciò che è utile non c’è nulla di stabile, come pure nel campo della salute. E se è tale la trattazione generale, precisione ancor minore ha la trattazione dei diversi tipi di casi particolari; infatti, essi non cadono sotto alcuna arte né sotto alcuna prescrizione tradizionale, ma bisogna sempre che sia proprio chi agisce che esamini ciò che è opportuno nella determinata circostanza, come avviene nel caso della medicina e dell’arte della navigazione.
Ma, benché la presente trattazione abbia tale carattere, pure dobbiamo sforzarci di dare il nostro contributo. Per prima cosa, dunque, bisogna considerare che tali cose per loro natura vengono distrutte dal difetto e dall’eccesso, come vediamo (giacché per cogliere ciò che non è manifesto bisogna valersi della testimonianza di ciò che è manifesto) nel caso della forza e della salute: infatti, sia troppi sia troppo pochi esercizi distruggono la forza, e similmente bevande e cibi in quantità eccessiva o insufficiente distruggono la salute, mentre la giusta proporzione la produce, l’accresce e la preserva. Così, dunque, avviene anche per la temperanza, il coraggio e le altre virtù. Infatti, colui che tutto fugge e teme e nulla sopporta diventa vile, mentre colui che non ha paura proprio di nulla ma va incontro ad ogni pericolo diventa temerario; similmente anche chi si gode ogni piacere e non se ne astiene da alcuno diventa intemperante, chi, invece, fugge ogni piacere, come i rustici, diventa un insensibile. Dunque, la temperanza ed il coraggio sono distrutti dall’eccesso e dal difetto, ma preservati dalla medietà. Ma non solo la nascita e l’accrescimento e la distruzione delle virtù hanno le stesse fonti e le stesse cause, bensì anche la loro attività consisterà nelle medesime azioni, poiché è così anche per tutto ciò che è più manifesto, come, per esempio, per la forza: essa, infatti, nasce dall’assunzione di un abbondante nutrimento e dal fatto di sottoporsi a molte fatiche, e questo lo può fare soprattutto l’uomo forte. Così è anche per le virtù: è con l’astenerci dai piaceri che diventiamo temperanti, ed è quando siamo divenuti tali che siamo massimamente in grado di astenercene. E similmente anche per il coraggio: è con l’abitudine a sprezzare i pericoli e ad affrontarli che diventiamo coraggiosi, ed è quando siamo divenuti coraggiosi che siamo massimamente in grado di affrontare i pericoli.
Aristotele, figlio di medico in Stagira, Etica Nichomachea, Libro II, 1004 a - 1104 b.
20 ott 2007
amici
Poco dopo l'hanno preso a lavorare in un ente di formazione per cooperative; 400 al mese.
Un anno, poi stop...evidentemente.
Cena tra amici dottori, poco dopo.
"Allora adesso cosa fai?"
"Accetto il posto in banca di mio padre"
Tutti insieme:
"Non male, mi raccomando testa alta"
Un anno dopo.
"Allora come va?"
"Io mi licenzio, colleghi in carriera e lavoro alienante, però soldi.."
"Tieni botta, dài"
Due anni dopo.
"Sempre male?"
"Mah, mi hanno messo alla filiale a sei chilometri da casa, adesso non sto più coi miei, venite a cena qualche volta, no?!"
Due anni e mezzo dopo.
"Mitico! Come stai?"
"Non ce la faccio più, faccio casini con le chiusure, ci sono conti che non tornano, non è per me! capisci, Claudio"
"E cosa vai a fare?"
"Non lo so"
Cena fra dottori, doveva essere ieri.
Testo sms -
"Ci vediamo ven per pizza?"
Risposta sms -
"Parto per Cuba domani"
Controrisposta pop, non mi veniva altro -
"Cambio lavoro, cambio casa, cambio figa: RAGA!
Applausi per Fibra"
15 set 2007
avete perso un cliente?
Infatti sono andato al V-day, ho visto gente e film.
Nel frattempo non ho persa l'abitudine a scambiare tempo per denaro, ed il piacere di chiamare puffi una tale che adora se glielo dico e che comunque me lo direbbe lo stesso e che comunque è bellissimo chiamare puffi.
La funzione è determinata e possibile.
Ma si può dico io? A quanti anni avete detto cliente la prima volta?
Io a 24 e mezzo credo, era pomeriggio appena iniziato quando una discussione improvvisamente virò dal surretizio platonismo di husserl alla vecchia querelle "il cliente ha sempre ragione" - probabile conseguenza di qualche nostra licenziosa richiesta, tipo fammi uno spriz al campari, col biancosarti e una punta di cynar e un odore di gin, ma no che mi svarioni eh?,un odore,un accenno, una quidditas.
No, così per dire.
E in famiglia mia si parlava di lavoro eccome, e i casini, e questo e quello. Figurati la parola cliente quante volte l'avrò sentita.
Ma una cosa è sentire, un altra è pronunciare. Per me cliente era una parola che non avrei saputo dove collocare.
Com'è che si usava, non lo sapevo.
"Scusa passami le cartine lunghe perchè in macchina di fare un cliente non c'ho cazzi?"?
"Quella gran cliente di storia greca ha detto che interroga su tutte e 700 le pagine del manuale, ma che non chiede invece le genealogie, se non specificatamente attinenti"
Ieri.
6 di sera, al lavoro, momento di quiete.
Come luogo di accoglienza delle persone disponiamo di una macchinetta del caffè e di un altra macchinetta, con bibite fresche e i cicciaebbrufoli, per intenderci.
Vengono usate meno spesso dagli ospiti che dai dipendenti e difatti una mamma ha pensato bene di mandare il piccolo spaccacazzi di sopra a prendersi una cosa pur di finire di lavorare in pace.
Lo vedo, si avvicina alla macchinetta, mette i soldi e "- Sdeng!", caduta della prima lattina.
Ma il piccolo bastardo rimette i soldi per la seconda lattina quando il display sta ancora dicendo, molto cortesemente peraltro, arrivederci e grazie;
taaac! - quello è il momento che ti ciula i soldi (come farò mai a saperlo..mah)
La sua testa gommosa, un piccolo Tremonti, mi si rivolge:
"La macchina mi ha fregato i soldi"
A me in sala giochi a 8 anni i gettoni me li restituivano quasi sempre.
Ma ho deciso di dargli una grandissima lezione di vita e ribatto:
"Eh, che ti devo dire? E' la vita, prova a schiacciare il pulsantino del resto, ma se se li è presi non posso farci niente, mi spiace"
"Avete perso un cliente"
Grrr.
"Io non ho perso niente capisci, quella macchina è in comodato d'uso gratuito, lo sai cos'è un comodato d'uso? - quindi se vuoi chiami il numero di telefono dell'adesivo che hai di fronte e parli col tipo, che io non c'entro niente"
Solo una checca isterica, ma neanche tanto, avrebbe fatto di peggio.
Borbotta e scende dalla madre.
La madre mi richiama dall'interno.
"Mio figlio forse ha sbagliato numero del prodotto fattostà che non è sceso: non riesci a tirare due spallare al coso?
"Non è incastrato, proprio la spirale di plastica che lo trattiene invece che fare 2 giri ne ha fatto mezzo: praticamente è tutto ancora su."
"Amen"
"Ok ciao"
Due spallate si potevano anche dare, ma era un momento di quiete.
14 lug 2007
Le grandi lezioni che la Vita ci dà
A parte che una frase così semplice è dura da capire, per 2 motivi:
- quando te la insegnano, vedevi la moka da sotto e non da sopra
(della serie: ne è passata di acqua nei filtri)
- la sintassi (provate a ripeterla solo 3 volte) è estremamente difficile
Hic et nunc io più o meno so che cosa vorrei o non vorrei che mi facessero.
Ma io cambio; non così tanto poi in realtà.
Però però.
Se tre anni fa uno mi avesse detto: "Adesso ti manipolo, ti faccio fare un corso sul team-building aziendale" - gli avrei risposto
"Non ho fatto niente! E'un complotto"
Adesso invece apprezzo il lavoro e le sue regolette.
Come il calcetto balilla.
Ecco, il lavoro è un giochino per i grandi, per passare 40 anni invece di 4 ore.
Ci sono quelli che tirano dal fondo, il gancio, il rullo, finta e controfinta, chi lancia la pallina male, quelli che lo fanno apposta e quelli che non la sanno neanche tirare, quelli che vanno con la mano a cercare di bloccare la pallina (e si fanno male) per giocare senza pagare (li ho visti, esistono), gente in carrozzella che gioca benissimo.
Per tornare al titolo:
Io non trapasserei mai il fegato dell'avversario con la mia linea di mediani.
(Dio, quante volte l'ho pensato....)
29 apr 2007
Melisso
Se adesso è ben ammanicato a Madrid come in Francia, se può sognare un mondo filosofico fatto di caraffe di vino, e la crema della crema degli "onto" di pd se stanno a rosicà,
è perché in nuce tutto era scritto.
Esame di Storia della Filosofia 1, parte generale.
L'Inizio. L'Arché.
Alle 10.00 circa, il sottoscritto usciva da una torchiatura con una psicopatica in analisi, rispondendo brillante "La mancanza della dialettica delle idee" alla domanda "In sostanza, qual è la differenza tra il sistema platonico e quello plotiniano?"
Per Michele, tutto cominciò quella mattina, non più tardi di mezzogiorno.
Causa infelice estrazione alfabetica pare di ricordare, è tra gli ultimi.
Lo chiamano. La prima prof fa un cattivo etichettamento, non lo boccia ma non lo vuole più vedere
e lo passa alla prof alla sua destra, per un secondo e decisivo approfondimento.
Non so come, ma la prof in questione pensa di salvare il mio amico, chiedendogli un post-ellenico, situato a pag 200 del 4° volume del manuale (ergo a pagina 1800, in totale);
lui, al tempo impaurito dalla severità della storia che l'ateneo portava con sé, preocupazioni che col tempo avrebbe perso, si era letto tutto.
Lo sventurato rispose.
Tutta l'aula, da quelli appoggiati alle pareti come me che già avevano finito, a quelli seduti sui tavoli in attesa di chiamata, a quelli seduti per terra bagnati da orrido sudore, scoprirono allora chi era Filone di Alessandria.
Scoprirono anche la durezza di quelle troie che dall'altra parte del tavolo tenevano il libretto.
Inutile dire che con quella risposta Michele si era messo al sicuro ma la prof., volevo dire "quella troia", porgendogli il libretto e con voce da eunuco gli lanciò 'sta sassata all'altezza dello stomaco:
"Beh, guardi, le posso dire ciò che Aristotele ha detto di Melisso: lei è un po' grezzo!"
Michele si è girato, 4 metri dopo io ero lì, gli dico che possa andare a fanculo lei, Aristotele, Melisso e tutta Atene, e che intanto è andata, e lui mi fa:
"Ouh, a parte che per me essere paragonato a Melisso è un onore..."