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21 set 2014

Lavoro. domenica. Extra lavoro ormai abbastanza ordinario., tipo una volta al mese / due.
Arriva sto tipo per firmarmi un cv. Appena fatto, lo guardo e lo saluto. io sono diversissimo da lui, e lui lo sa. Lui è diversissimo da me, e lo so.
 Ma forse non poi così tanto. 

Cioè...avevo bisogno della prova che fosse un tipo che non mi piaceva, dentro di me ne sentivo il bisogno. E sentivo che tutto nasceva dalla fame di soldi che sto qua si porta dietro.
Allora, mentre lo saluto, gli dico apposta "Vai. Vai sulla tua Porsche    (sparando a caso)...". - E lui "L'ho venduta l'anno scorso la Porsche....venivo da una Slk, poi la Prosche....ma adesso ho ripreso l'Slk Amg.".

Ala fine sai cosa succede? Che se cerchi una coincidenza tra te e una merda, non ti resta in mano la merda, ma la coincidenza.

21 mag 2009

Cheppalle.

Che 2 palle.
Che tristezza.
Dice: 
ti sei intristito?

Ma no, solo che vorrei/potrei/dovrei fare moolto.
E dentro di me una voce avanza. Di più dice, di più. E rode.
Poi mica sarà dempre così, dice quell'altra.
Però subito nasce un pensiero maliziosetto.
Magari non morderà.
Perchè non morderà più quella cosa; perchè tu, o uomo infinatamente saggio ed infinitamente intrioettato nel tuo Sé, avrai Altre cose...
Ma quali altre cose..
Quella E'.
Quella si mostra.
Quella E'.

La voce maliziosetta è quella che dice: potresti non avere più una voce da tirare fuori quando ti si dice stronzo (dal capo al lavoro, dal governo, dal tipo dell'anagrafe; e si può dire stronzo in tanti modi..).
La voce va allenata. La tristezza è quando manca la voce.
Senza allenamento nessuno arriva da nessuna parte.
Figuriamoci a sé stessi.

Quindi.

D'or in poi si torna a quel posto che sono i temi dove, se ben ricordo, si può scrivere meglio di chiunque ma appena sbagli è un 4. e perché.
Perchè non ti è concesso di cadere dentro te stesso.
Né di pontificare la Soluzione.
Ma ti è concesso tutto quello che vuoi, benché il tema lo voglia.
E' una scommessa: quanto, ti quello che ti sto chiedendo, sei disposto a mettere sul tavolo senza far capire al mondo che volevi solo fare una partita? per poi scusarti, ed abbassare lo sguardo?
Non c'è errore più grave dell'andare fuori tema.
Cadere dentro sé stessi, ripeto.
Specchiarsi: nella mia vita violenta non dovrei averne tempo, no. Ma indugiare, ahi che comodi.
Il tema costringe.
Riscopre il limite, l'essere uomo, "lògon èchon".

Non lo so. 


Arriverà un momento che non morde.
Perchè.
Perchè la rabbia viene alimentata dagli eventi, e fa anche rispondere da stupidi, mooolto spesso.
Quello che invece vorrei è evitare il dolore di non avere più voci che avanzano.

18 nov 2007

Ma basta, dio ......

Dunque rimane la vita intesa come un certo tipo di attività della parte razionale dell’anima (e di essa una parte è razionale in quanto è obbediente alla ragione, mentre l’altra lo è in quanto possiede la ragione, cioè pensa).
Poiché anche questa ha due sensi, bisogna considerare quella che è in atto, perché è essa che sembra essere chiamata vita nel senso più proprio.
Se è funzione dell’anima dell’uomo l’attività secondo ragione o, quanto meno, non senza ragione, e se diciamo che nell’ambito di un genere è identica la funzione di un individuo e quella di un individuo di valore, come del citaredo e del citaredo di valore, questo vale, dunque, in senso assoluto anche in tutti i casi, rimanendo aggiunta alla funzione l’eccellenza dovuta alla virtù:
infatti,
è proprio del citaredo suonare la cetra, e del citaredo di valore suonarla bene.

Se è così, se poniamo come funzione propria dell’uomo un certo tipo di vita (appunto questa attività dell’anima e le azioni accompagnate da ragione) e funzione propria dell’uomo di valore attuarle bene e perfettamente (ciascuna cosa sarà compiuta perfettamente se lo sarà secondo la sua virtù propria); se è così, il bene dell’uomo consiste in un’attività dell’anima secondo la sua virtù, e se le virtù sono più d’una, secondo la migliore e la più perfetta.

Ma bisogna aggiungere: in una vita compiuta. Infatti, una rondine non fa primavera, né un sol giorno: così un sol giorno o poco tempo non fanno nessuno beato o felice. Il bene, dunque, resti delineato in questo modo: è certo infatti che bisogna prima buttar giù un abbozzo e poi, in seguito, svilupparlo. Si può ritenere che chiunque è in grado di portare avanti e di delineare nei particolari gli elementi che si trovano bene impostati nell’abbozzo, e che il tempo conduce a ritrovarli o comunque è un buon aiuto; di qui sono derivati anche i progressi delle arti: chiunque infatti può aggiungere ciò che manca. (vd. Nietzsche, n.d.r.)

Bisogna ricordarsi anche di quello che si è già detto, cioè di non cercare la precisione allo stesso modo in tutte le cose, ma di cercarla in ciascun caso particolare secondo la materia che ne è il soggetto e per quel tanto che è proprio di quella determinata ricerca. (vd. su questo Freud e la sua metodologia per associazioni, sembrano un buon caso di eterogenesi dei fini, n.d.r.).

Infatti, il falegname e il geometra ricercano entrambi l’angolo retto, ma in maniera diversa: il primo lo ricerca per quel tanto che è utile alla sua opera, il secondo ne ricerca l’essenza o la differenza specifica, poiché è un uomo che contempla la verità. Alla stessa maniera bisogna procedere anche negli altri casi, affinché gli elementi accessori non soverchino l’opera principale.

E non bisogna ricercare la causa in tutte le cose in modo uguale, ma in alcune è sufficiente che venga messo adeguatamente in luce il fatto, come, per esempio, anche nel caso dei principi: il dato di fatto è un che di originario, cioè è un principio. Alcuni dei principi si giunge a vederli per induzione, altri per sensazione, altri mediante una specie di abitudine, altri ancora diversamente. Bisogna, dunque, sforzarsi di tener dietro a ciascun tipo di principio in conformità con la sua natura, e impegnarsi a definirlo adeguatamente.

I principi, infatti, hanno un gran peso sugli sviluppi successivi: si ammette comunemente che il principio costituisce più che la metà del tutto, cioè che per suo mezzo diventano chiare molte delle cose che si vanno cercando.

14 lug 2007

Le grandi lezioni che la Vita ci dà

"Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te stesso"

A parte che una frase così semplice è dura da capire, per 2 motivi:

- quando te la insegnano, vedevi la moka da sotto e non da sopra
(della serie: ne è passata di acqua nei filtri)

- la sintassi (provate a ripeterla solo 3 volte) è estremamente difficile

Hic et nunc io più o meno so che cosa vorrei o non vorrei che mi facessero.
Ma io cambio; non così tanto poi in realtà.
Però però.
Se tre anni fa uno mi avesse detto: "Adesso ti manipolo, ti faccio fare un corso sul team-building aziendale" - gli avrei risposto
"Non ho fatto niente! E'un complotto"

Adesso invece apprezzo il lavoro e le sue regolette.
Come il calcetto balilla.
Ecco, il lavoro è un giochino per i grandi, per passare 40 anni invece di 4 ore.
Ci sono quelli che tirano dal fondo, il gancio, il rullo, finta e controfinta, chi lancia la pallina male, quelli che lo fanno apposta e quelli che non la sanno neanche tirare, quelli che vanno con la mano a cercare di bloccare la pallina (e si fanno male) per giocare senza pagare (li ho visti, esistono), gente in carrozzella che gioca benissimo.

Per tornare al titolo:
Io non trapasserei mai il fegato dell'avversario con la mia linea di mediani.
(Dio, quante volte l'ho pensato....)